Salento architettura
Il ponte d'Europa
Il Salento
Il Salento rappresenta un unicum dal punto di vita culturale,
storico, amministrativo e linguistico che si è opposto a quello della vicina
Terra di Bari.
Questa unitarietà salentina è durata fino al secondo dopoguerra, allorquando l'Assemblea Costituente, malgrado girasse una prima bozza che prevedeva la creazione della regione Salento, approvarono la Costituzione prevedendo l'istituzione della Regione Puglia che comprendeva la Terra di Bari, la Capitanata ed il Salento appunto.
Il Salento fu quindi diviso in tre province (in realtà le provincie di Taranto e Brindisi erano già esistenti all'epoca della Costituzione). Alla nuova provincia brindisina fu annessa anche la zona di Fasano, che per tanti motivi spetta più alla Puglia del nord che al Salento.
I Messapi furono un popolo che per via mare (dallo Ionio) giunse nel Salento; successivamente a loro ci fu invece la partizione amministrativa romana, codificata al tempo di Augusto che distingueva ancora l'APULIA, propriamente detta CALABRIA; è bene precisare che Calabria era il nome dell'odierna Puglia in quanto la Calabria si chiamava BRUZIO.
Quando poi nel Basso Medioevo l'occupazione bizantina, che raccolse la più antica eredità romana filtrata attraverso la non breve parentesi gotica, venne a ridursi alle estreme penisola salentina e calabrese, la separazione tra Puglia e Terra d'Otranto si fece ancora più marcata. Quindi la separazione si fece così evidente che Bari fu sensibilmente raggiunta dall'influenza longobarda, dal non lontano principato di Benevento.
Taranto, Brindisi e soprattutto Otranto restarono, per alterne vicende, all'Impero d'Oriente almeno sino alla totale eliminazione, ad opera dei Normanni, dell'elemento bizantino. E' in quest'epoca che nel Salento si approfondrono quei tipici caratteri dialettali che così profondamente lo distinguono dalla vicina regione barese. Ed è sempre in quest'epoca che sul Salento si estese la giurisdizione del Vescovo, poi Arcivescovo, di Otranto, che fu insignito del titolo, per nulla soltanto onorifico, di primate del Salento.
Lentamente poi le varie diocesi salentine si staccarono dalla Terra d'Otranto: prima fu la volta di Taranto e Brindisi, poi nel XV sec. di Nardò, dopo ci fu quella di Lecce.
L'uomo ben presto fece la sua comparsa nel Salento. Le Terre Salentine, infatti, sono piene di antichissimi monumenti megalitici disseminati, non a caso, specialmente lungo la fascia adriatica, ossia i dolmen e i menhir, costruzioni in pietra (idoli o monumenti, gli uni are sacrificali e tombe gli altri) che hanno sfidato validamente i secoli ed è logico, infatti, che sin dagli albori dell'umana vicenda, il Salento abbia esercitato una precisa funzione di collegamento tra la penisola balcanica e l'Italia.
Forse attraverso il Salento giunsero i progenitori dei latini che poi si spinsero verso il Lazio. Attraverso il Salento passarono quelle genti provenienti dal Nord che si spinsero verso la Sicilia.
Un episodio di queste trasmigrazioni di popoli che giungono nel Salento superando l'esiguo braccio di mare posto tra Otranto e Valona, tra Italia e Albania, fu nell'antichità l'afflusso di genti elleniche genericamente comprese sotto il nome di Messapi: ecco il primo popolo che si ferma stabilmente nella Terra d'Otranto.
Essi erano partiti dall'interno della penisola balcanica, dalle regioni poste a cavallo del corso medio del Danubio; da lì si ebbe un movimento dispersivo di popoli: alcuni gruppi proseguirono verso Oriente e, mescolatisi con altre genti, costituirono le nazioni della Tracia, della Dacia e della Misia; altri si spinsero a sud, prima verso la Grecia continentale, poi verso il Peloponneso e le isole e, profondamente influenzati dall'ormai florida città ellenica, costituirono l'elemento dorico nella nazione greca; altri ancora dilagarono verso Occidente: in parte si fermarono sulle coste della Dalmazia e dell'Albania, in parte passarono il canale d'Otranto, giungendo in Capitanata e formando le tribù daune.
Nella Terra di Bari questi furono chiamati PEUCETI e nella Terra d'Otranto si chiamarono MESSAPI-CALABRI-SALENTINI. Tribù fiere ed indomite, quest'ultime non amarono il mare, ma la terra; agricoltori rinomati, ma soprattutto allevatori di cavalli.
Il loro dio fu Zeus Menzana; uno dei centri più importanti fu Manduria,
detta anche 'Città dei Cavalli'.
I Messapi tennero saldamente in loro potere tutto il Salento, non ebbero paura
neppure degli agguerriti eserciti che di tanto in tanto metteva in campo contro
di loro la vicina Taranto.
Seppero difendere valorosamente la loro libertà e per nulla cedettero alle più civili armi greche. Quando poi Taranto si convinse dell'inutilità dei tentativi di conquista, i rapporti tra i Messapi del Salento e i Dori di Taranto migliorarono notevolmente.
E' il momento migliore della vita dei Messapi; fioriscono i commerci non soltanto
con la vicina Taranto, ma anche con gli Etruschi.
I Messapi hanno lasciato MULE e
TOMBE, ma anche un cospicuo gruppo di ISCRIZIONI ma purtoppo la lingua Messapica
è ancora dal significato oscuro.
I Messapi erano riusciti a contenere validamente le offensive tarantine. Dovettero piegare la testa davanti alle legioni romane, ma la loro resa non fu ingloriosa. Illusi più di una volta di aver definitivamente vinto gli eserciti di quelle cittaduzze salentine che Livio chiamava quasi con rabbia 'ignobiles', cioé senza splendidi monumenti e senza ricchi re.
I consoli romani celebrarono frettolosi trionfi, ma nuove insurrezioni dei Messapi chiesero nuovi eserciti, nuove guerre, ma alla fine il Salento fu conquistato, pacificato e romanizzato.
Comincia così una nuova era del Salento, quella romana; infatti uscì da noi il primo cantore dell'epoca romana, Quinto Ennio, che nel 17° frammento dice 'NOS FUMUS, QUI FUMUS ANTE RUDINI' ('Prima di essere Romani, fummo rudi'). E uguale fu il destino delle nostre genti, che divennero così intimamente romane da conservare ancora oggi una nitida e genuina impronta di latinità indelebile nei secoli, non scomparsa neanche dopo la caduta dell'Impero Romano d'Occidente, avvenuta nel 476 d.C.